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La scuola italiana dal prossimo anno scolastico sarà oggetto di 8 miliardi di euro di tagli. Inoltre le classi saranno sempre più affollate, e con l’aumento degli studenti, diminuiranno i posti di lavoro per i docenti.
Già l’anno scorso era stato aumentato il minimo di alunni delle scuole materne necessari per formare una classe (da 15 a 18) e anche per le elementari il minimo di alunni per classe è passato da 10 a 15. E il prossimo anno si alzerà anche il numero massimo di alunni per classe: nelle scuole elementari si avranno classi di 26-27 ragazzi e nelle superiori circa 33.
Quindi il taglio dei posti dei docenti sarà eccezionale; infatti al taglio dovuto alla riduzione delle ore di insegnamento alle superiori e quello per l’applicazione del maestro unico alla primaria si aggiunge anche questo ultimo colpo di scure. Si prevede di cancellare quasi totalmente il precariato nelle scuole e di ridurre notevolmente il numero dei docenti e tempo indeterminato, ex di ruolo. Le stime prevedono la riduzione di 87.400 posti per gli insegnanti e 45.334 posti per i tecnici e gli amministrativi.
Purtroppo continua la penalizzazione del sud ed il processo di disgregazione sociale: si prevede che quasi tutti i tagli saranno concentrati nel meridione, al centro vi sarà un mantenimento dello status quo e addirittura al nord presumibilmente ci saranno nuove assunzioni. In prospettiva di queste assunzioni, per evitare ci possa essere un esodo di insegnanti precari disoccupati dal sud, si sta approntando la regionalizzazione delle assunzioni: potranno fare domanda di assunzione solo quegli insegnanti che siano residenti nelle regioni settentrionali da almeno 5 anni.
Tutto questo nonostante dalle statistiche europee si rilevi che l’Italia investe nell’istruzione circa lo 0,8% del Pil contro un minimo del 1,2 dei maggiori paesi europei.
via Agrigentoweb